mercoledì 20 gennaio 2010

Ferrovie, libri, aste e morale (aneddoto marchesco n°1)

C'avete presente un oggetto (un giocattolo, un libro od un capo firmato) che ogni volta che lo vedete in vetrina (od in libreria, o nella boutique) vi dite "Uno di questi giorni lo compro. Oggi nò perchè non ho portato dietro i soldi ma uno di questi giorni lo compro. Sì, sì. Uno di questi giorni è mio!" e poi finisce che quando finalmente vi trovate nel negozio (o nella libreria, o nella boutique), EH? l'oggetto (ossia il giocattolo, il libro od il capo firmato) non c'è più ed allora chiedete al/la commesso/a delucidazioni e lui/lei vi dice che è esurito, magari che l'ultimo è stato venduto pochi minuti prima da qualche cliente che ormai è uscito/a e che è inutile cercarlo/la perchè tanto chissà dove si trova ora? E vi è mai capitato che tale oggetto del vostro desiderio -oggetto che fino al giorno prima era in bella mostra nella vetrina, o su uno scaffale oppure addosso ad un manichino- sia improvvisamente diventato esaurito, o fuori commercio?

Ecco. Più o meno è quello che mi è capitato a me una ventina di anni fa!

Era, mi pare, il 1991 e spesso di sabato pomeriggio mi ritrovavo a passeggiare da solo per il centro di Rimini in quanto i miei amici o studiavano (gli universitari) o lavoravano oppure giocavano a pallone nel parco Marecchia e dato che a me il calcio non piace -Sì, esatto: non mi piace! E allora?- io non li incontravo fino alla fine della partita e tanto non sarei andato al parco a vederli giocare e basta, senza nemmeno una panchina su cui sedersi ed ad annoiarmi a morte. Di solito non avevo abbastanza soldi per passare l'intero pomeriggio in qualche bar a bere/mangiare -non so come funzioni nelle altre città ma nei bar riminesi o riccionesi se stai troppo seduto senza consumare non te la mandano a dire: ti cacciano via e s'incazzano pure- per passare il tempo facevo il Bookshop crawl, un neologismo che ho inventato adesso e che è come il Pub Crawl (il quale a sua volta -secondo Wikipedia- altro non è che l'azione di una o più persone di bere alcolici in diversi pub nell'arco di una sola serata, solitamente muovendosi da un pub all'altro a piedi) con la differenza che invece che tra i pub ci si muove tra le librerie (BookShop, appunto. Non "library",che molti credono che voglia dire libreria ed invece vuol dire biblioteca. Scusate ma dopo 4 anni a Londra qualcosa ho imparato anche io).

Insomma, per farla breve che fin'ora son già stato abbastanza-anzi-troppo prolisso, in una di quelle librerie vedevo su uno scaffale un libro che attirò la mia attenzione. Eccolo:
Sia il titolo che la copertina ne spiegano il contenuto. Siate mai andati a San Marino in treno? Sì? Allora o siete anziani oppure mentite: la linea ferroviaria Rimini-San Marino esistette solo dal 1932 al 1944 quando fu bombardata ben bene dagli inglesi per errore e mai più ricostruita dopo il conflitto. Anzi parte del suo tracciato fù compromesso irrimediabilmente dalla costruzione della super-strada che collega appunto Rimini a San Marino. Un paradosso: ufficialmente il servizio ferroviario per lo stato italiano è solo sospeso mentre per quello sanmarinese è proprio dismesso, con la conseguenza che mentre in Italia grosse porzioni del tracciato originale sono ancora libere da costruzioni e quindi potenzialmente ripristinabili, a San marino ci hanno proprio costruito sopra, quindi in futuro un'ipotetico ripristino della linea non sarebbe possibile ed è un peccato perchè la superstrada Rimini-San Marino durante le ore di punta è super-congestionata ed un treno che la sostituisse sarebbe sempre pieno di pendolari contenti e paganti.


Tornando al 1991, dicevo che pur non comprando questo libro, lo sfogliavo parecchie volte, davo una sbirciata alle foto e poi lo riponevo sullo scaffale al punto che più o meno mi ero fatto un'idea molto ma molto fugace di come quella ferrovia dovesse apparire. Da quella volta, guidando per Rimini, mi accorsi che nonostante la sparizione della strada ferrata, qualche traccia ancora esisteva: pali per l'alimentazione elettrica della locomotiva anneriti dalla ruggine e formanti una lunga fila in mezzo ai campi agricoli che sembrano tronconi carbonizzati di alberi , edifici ora trasformati in abitazioni private ma la cui architettura dimostra chiaramente che furono progettati e costruiti come stazioni ferroviarie (uno si trova a Rimini in zona Colonnella, un altro a Cersolo di Coriano -quest'ultimo addirittura ancora reca sulla parete i resti della scritta CORIANO CERASOLO- e gli altri entro i confini sanmarinesi), ponti di cemento attualmente adibiti a piste ciclo-pedonali, una galleria ora trasformata in tunnel stradale a San Marino e, sempre a San Marino, una piazza denominata Piazza Della Stazione in cui si trovava il capolinea della ferrovia, capolinea che oggi non esiste più e che solo il nome più l'ingresso/uscita del tunnel ferroviario, chiuso da un portone, ci ricordano che un tempo si poteva benissimo recarsi dal centro della più piccola repubblica del mondo (almeno così dicono i depliant pubblicitari sanmarinesi e forse è vero perchè il principato di Monaco o la città del Vaticano, per esempio, non sono repubbliche come le intendiamo noi) a quello di Rimini, senza macchina.

E tutto questo nel 1991. Poi l'acqua scorse sotto i ponti, partii per Londra, ci passai 4 anni, feci altre cose che ora non sto a scrivere, ecc ecc con la conseguenza che avendo altre cose in testa, cose ben più importanti, mi scordai della linea ferroviaria Rimini - San Marino e confesso che sono riuscito a vivere bene lo stesso!

18 anni dopo, ossia l'anno scorso (essendo adesso che scrivo il 2010), spipolando su e giu per internet mi imbatto in alcune foto d'epoca raffiguranti proprio il libro di cui sopra e pian piano mi tornano in mente alcuni ricordi. Così curiosando in giro su WikiPedia scopro che esiste una pagina dedicata proprio a questa ferrovia, corredata pure di dati tecnici, mappa ed altro (eccola qua). Se penso che Wikipedia è un'immensa enciclopedia on-line compilata non da dotti, medici e sapienti -o almeno non solo- ma anche da gente comune, mi rendo conto che ci devono essere in giro parecchi appassionati (per nostalgia? Per interesse storico? Chissà!) di questa ferrovia. Se così non fosse, non mi spiegherei cosa avrebbe spinto qualcuno a raccogliere tante foto d'epoca ed a scattarne di nuove per includerle in questa pagina qua . Ma la passione degli appassionati non si è limitata a cercare foto antiche, a scattarne a ciò che resta od a raccogliere dati ed informazioni: c'è stato pure chi ha voluto ricostruire al computer panoramiche della linea, le stazioni, persino i treni. Guardate qua se non ci credete! E mica solo scritti e foto, eh? Su YouTube ho trovato questo filmatino che mostra l'interno dell'ultima galleria (o della prima, se foste partiti da San Marino alla volta di Rimini anzichè il contrario) detta del Montale e che era la più lunga:




Se avete cliccato il fim quì sopra, vi sarete accorti che i ragazzi che sono entrati nel tunnel l'han fatto per un motivo diverso dalla passione ferroviaria, ma il filmato resta sempre un documento importante perchè in giro non ne ho trovati altri che mostrino l'interno di quest'opera d'ingegneria niente male. Se poi vi siete chiesti che razza di artista fosse questo Maurizio Cattelan e come possa sbarcare il lunario con le sue "opere d'arte"...beh, non preoccupatevi: avete pensato la stessa cosa che ho pensato io ed anche qualche ragazzo tra coloro che appaiono nel filmato, a quanto mi sembra di capire.

Dopo tanto girare on-line e dopo tanto leggere e vedere, mi è tornato in mente il libro di cui ho già scritto sopra e mi chiesi se fosse ancora disponibile in giro. Ho cercato prima su Internet Book Shop ma niente. Poi su Book On Line , idem con patate. Quindi su Amazon ma peggio ancora. Infine su Ebay e...bingo! Ormai è fatta. Dopo 20 anni finalmente il libro sarà mio...e qui comincia un episodio con una morale, che in fondo è l'ìnput che mi ha fatto scrivere questo post (Sì: tutta la storia del libro era per introdurre l'aneddoto con morale che ora scrivo!)

In tutti questi anni il libro, che probabilmente all'epoca (1982) fu stampato con una tiratura bassa dato che non era certo un'opera letteraria di Stephen King o di Umberto Eco; era esauritissimo da tempo, probabilmente mai ristampato e non mi stupirei poi se scoprissi che la casa editrice (ETR Editrice Trasporti su Rotaia) non esiste più. Ecco perchè quando l'ho visto in vendita, ho pensato che un'occasione così non mi sarebbe più capitata per chissà quanti anni ancora, e mi sono fiondato a fare un'offerta.

Il prezzo di partenza dell'asta era di €15 più spese di spedizione. C'era la possibilità di comprarlo subito ad €30 più spese postali ma ho pensato che tanto c'ero solo io interessato e che offrendone 20 me lo sarei aggiudicato, risparmiando 10 euro. Invece scappa fuori che non sono l'unico. Qualcun'altro rilancia. GASP!!!! Devo intervenire! Rilancio anche io. Rilancia anche lui. Allora mi fiondo a comprarlo subito ma E-bay dice che questa possibilità non c'è più perchè sono cominciate le offerte! Allora aumento l' "Offerta Massima" che sarebbe l'indicare ad E-bay fino a quanto si è disposti a sganciare per l'aquisto ed E-bay in maniera automatica ri-lancia di 50 centesimi sull'offerta dei concorrenti, il tutto fino alla cifra indicata che nel mio caso era fino a 60 euro e poi pace, mi sarei rassegnato e ci avrei messo una pietra sopra (oltre a rimpiangere l'acquisto perduto vita natural durante). Stamattina accendo il PC, dò un'occhiata all'asta e scopro che mi sono aggiudicato il libro per... 52 euro + 8 di spese di spedizione + commissione per Paypal, totale €62!!!!

Volevo pagare 10 euro in meno ed invece ne ho pagati 30 in più! Ben mi sta!!!

Adesso attendo con trepidazione il postino e pian piano leggerò di gusto questa rara (e costosa) opera letteraria così come un gourmet si gusta piano piano un piatto prelibato per il quale si è dovuto svenare. E se il libro mi deluderà...pazienza, almeno non passerò il resto della vita (od i prossimi 10 minuti) a rimpiangere di essermelo perso. E magari poi un giorno lo recensirò, chissà.

Alla prossima.

Ps:

"E quale sarebbe la morale di questa storia?", chiederete voi. La morale è che quando si vede un articolo che ci interessa su E-bay e c'è la possibilità di comprarlo subito al prezzo dell'offerente la si deve usare, la possibilità, invece che fare i tirchi e cominciare un'asta che poi ci si rimette. Bella perla di saggezza, eh?

giovedì 14 gennaio 2010

RECENSIONE NUMERO 1

In questo post voglio parlare di uno dei tanti libri che ho molto apprezzato, letto, ri-letto e stra-letto: nella fattispecie de I PROFESSIONISTI di Carlos Gimenez.



Certo, per alcuni (molti?) di quelli che "se-non-è-scritto-non-è-un-libro!" il fatto che io definisca questa raccolta di pagine illustrate e rilegate con tanto di copertina e frontespizio con la parola "libro" può sembrare offensivo ma...ma così è e quindi procediamo.

Il bestio (22 centimetri X 30, 170 pagine circa) è una raccolta di storie (o dovrei dire novelle grafiche) in bianco e nero -non lasciamoci ingannare dalla policromia della copertina che le copertine rigide o morbide che siano sono sempre colorate- che parlano, anzi narrano, di fumetti ma soprattutto dei loro autori, i disegnatori o fumettari che dir si voglia. Tutte le storie sono basate su esperienze dirette dello (ed aneddoti sentiti dallo) stesso Gimenez quando era un giovane disegnatore emergente nella Barcellona degli anni '60. Gimenez in queste storie disegna se stesso (auto-ribatezzatosi Pablo Garcia Garcia) ed i suoi amici-colleghi (tutti rinominati con nomi di fantasia, anche se nella seconda storia del libro compaiono alcuni nomi veri dei disegnatori disegnati, tra cui Fernando Fernandez, Josè Maria Bea, Eugenio Giner, Esteban Maroto ed altri) sia al lavoro nello studio Creaciones Ilustradas di Filstrup (pseudonimo di Josep Toutain (1932-1997), il padrone -vero- dell'agenzia Seleciones Ilustradas) che durante il tempo libero.

Gimenez, il quale di queste novelle grafiche non è solo disegnatore ma anche sceneggiatore, descrive in maniera romantica e divertente una sarabanda di artisti un po' fannulloni (mitica la didascalia nella seconda storia che recita: "I disegnatori di Creaciones Ilustradas erano un gruppo eterogeneo e variopinto ma abbondavano specialmente quelli che lasciavano trascorrere spensieratamente i giorni e si mettevano la smania di lavorare proprio il giorno prima della data di consegna. E quel giorno erano problemi"), molto spensierati, molto impegnati a farsi a vicenda degli scherzi un po' come i protagonisti del film Amici Miei, ed a barcamenarsi nel cercare di sbarcare il lunario con il magro stipendio che Filstrup gli passa.
Anzi, direi che Gimenez descrive Filstrup come un furbacchione che sottopaga i suoi lavoratori, ma col sorriso sulle labbra, facendoli guasi (dico guasi, eh?) esser felici di esser gabbati.

Alcune storie hanno per protagonista Pablo/Gimenez, altri invece no. Ogni storia è a se stante, non è necessario leggere il libro dall'inizio alla fine per capire l'umanità dei personaggi, della vera "gente di cuore" come recita il titolo di una delle storie.

Ma questa non è e non vuole essere una vera recensione che ce ne sono già a milioni (vabbè, diciamo migliaia...anzi centinaia) in giro sulla carta stampata e su internet, quindi continuo a scrivere e vediamo dove vado a parare.

La prima volta che ho letto le storie dei professionisti fu nel 1983-1984, sulle pagine di Eureka, mitica rivista della defunta Editoriale Corno che chi ha la mia età e leggeva una valanga di fumetti già quella volta (come il sottoscritto, appunto) certamente ricorda. Ogni mese una storia nuova, ogni mese una spasmodica attesa per sapere come sarebbe continuata la saga, di leggere quale disegnatore sarebbe stato la vittima di chissà quale scherzo da parte di chissà quale collega, di conoscere qualche misterioso aneddoto del fumetto spagnolo di venti anni prima... fino a quando uscì l'ultimo numero di Eureka.

Poi il nulla.

E poi ancora il nulla.

E poi sono passati ormai 25 anni e mi tornano in mente i professionisti (anzi: Los Profesionales, secondo il titolo su Eureka) e comincio una ricerca su internet. Non devo cercare molto. Infatti basta leggere un qualche blog come quello del tuttologo del fumetto (o cartonist globale come lui stesso ama definirsi) Luca Boschi ed ecco che scopro l'esistenza del volume che sto recensendo (descrivendo?) adesso.

La mitica Eureka cessò -con mio sommo dispiacere- di esser pubblicata nel 1984 come ho già scritto. In seguito anche l'Editoriale Corno fallì. La conseguenza fu che molte storie in attesa di essere pubblicate, non lo furono affatto. Ecco, anche queste storie ora sono leggibili in questo libro che potremmo definire una raccolta. Tra le storie, i gioielli che non ho potuto leggere da adolescente, ce n'è una che mi ha "intrippato", parecchio, la storia del disegnatore Tony Tano (dato che è un nome di fantasia, mi piacerebbe sapere quale disegnatore ispirò il personaggio, ma Gimenz su queste cose è estremamente parco di informazioni) che oltre a disegnare -"Dei personaggi disegnava solo la bocca e qualche mano. Il resto erano "collage", figure incollate ritagliate da fotocopie di lavori precedenti"- faceva fotoromanzi, commerciava con le cose più insolite e traduceva fumetti americani. In questa storia c'è un dialogo tra lui ed un altro disegnatore (Vidal Flores) che trascrivo perchè oltre a far ridere, mi sembra anche molto verosimile. Almeno spiega certi fumetti che mi capita di leggere e di capirci poco.
Sentite (anzi leggete) che roba:

DIDASCALIA: "Traduceva dall'inglese allo spagnolo fumetti americani che pubblicava la Ibervitis, una casa editrice spagnola"

VIDAL FLORES (VF): "Ma tu lo sai l'inglese?"

TONY TANO (TT): "Neanche una parola!"

VF: "E dunque?"

TT: "Io non faccio traduzioni, io faccio adattamenti, cioè adatto i disegni a quello che scrivo. Io mi lascio guidare dall'intuito. Se nel disegno di vede il capo della polizia che parla con il detective protagonista ed è l'inizio della storia, che credi che possa dire il capo? "Johnny, ho una pericolosa missione da affidarvi". E che risponde Jhonny? "Potete contare su di me, capo, Non temo il pericolo". E più o meno così si arriva alla fine con un classico: "Che morte orriblie! Ma se l'è cercata! Nessuno può prendersi gioco impunemente della legge!"

VF (indicando un fumetto tradotto da Tony Tano): "Sì. Però qui , mentre stanno torturando il protagonista, hai messo che pensa "Mi mancano da pagare solo tre rate e la moto è mia". Questo non c'entra molto."

TT: "Il lettore che è capace di accettare che Superman voli; che l'Uomo Ragno si lanci da un aereo senza paracadute, arrivi a terra, acchiappi i cattivi e che poi bello bello faccia un saltino per tornare sull'aereo; che Batman e Robin vadano in giro per la città vestiti da scemi senza che nessuno li prenda in giro; che l'Uomo Di Gomma si trasformi in corda per catturare i cattivi; ecc... perchè non dovrebbe essere capace di accettare che Jhonny Tormentas, mentre lo torturano, stia pensando alle rate della moto che deve pagare? Questa cosa è addirittura più logica!"

VF: "Non lo so...non lo so...e l'editore che dice?"

TT: "Niente! Tu conosci qualche editore che legga i fumetti che pubblica? E poi l'editore è contento di me. Tieni presente che gli faccio anche l'impaginazione degli albi. Per l'ultimo fumetto dell'Uomo Broccolo ho tirato fuori 46 pagine e l'episodio originale ne aveva solo 15! Sono tutte pagine che risparmia!"

Vabbon, adesso non stò a scrivere tutte le trame, ma garantisco che ogni storia mi ha fatto ridere anche se... anche se avrei preferito la vecchia traduzione di Eureka.
Tutti quei vecchi numeri della rivista che avevo, sono spariti nel corso degli anni (non so se nel bidone della carta -e quindi riciclati- o se nel bidone della spazzatura(1) -e quindi inceneriti nel maledetto inceneritore di Raibano che da anni stà inquinando la costa romagnola, ma questo è un'altro discorso) ma quando ce li avevo giuro che li leggevo così tante volte da aver memorizzato buona parte dei testi. Quindi mmaginate la sorpresa quando ho aperto il volume ed ho trovato dialoghi un po' differenti. Differenti non vuol dire diversi. Anche a me è capitato in passato di tradurre dall'inglese all'italiano (anche dal giapponese all'italiano, come si vede da questo e da questo video) e so che la stessa frase si può rendere in vari modi, basta che il senso non venga stravolto come invece succede ai fumetti tradotti da Tony Tano, certo.

Particolarmente ricordo nella vecchia traduzione la vignetta in cui il disegnatore Jordi, colpito sulla guancia da una riga da disegno piena di cacca, dice una bestemmia, una vera bestemmia, che non sto a scrivere, dico solo che metteva in dubbio la condotta morale della vergine Maria. Beh, il traduttore del presente volume invece ha pensato di censurarla e forse ha fatto bene.

Bon, che altro aggiungere? Il libro è pubblicato dalla Black Velvet (cliccate qua) la quale suggerisce di richiedere il libro nelle fumetterie in quanto dicono che questo li aiuta ad inserirsi nel giro dei comics, io invece l'ho comprato su E-bay che non avevo voglia di andare a Cattolica o a Rimini (colpa mia se non ci sono fumetterie a Riccione o se ci sono ma non le conosco?) a cercarlo che poi magari mi dicevano che non ce l'avevano ma che potevano prenotarlo, naturalmente aspettando non sanno nemmeno loro quanto, dipende dalla casa editrice se ce l'ha ancora nel magazzino e se la distribuzione funziona bene che a volte si sà come vanno le cose e poi non è colpa loro se le strade sono intasate ecc. ecc.

Se ho convinto qualcuno a cercare I Professionisti Volume 1 (2), spero di avervi fornito abbastanza tracce.

Buona lettura e buon divertimento



Alla prossima!


(1) All'epoca non si parlava ancora di raccolta indifferenziata. Vetro, carta, cibo...tutto nell'inceneritore!

(2) il che presume la pubblicazione di un secondo volume ma almeno al momento non ce n'è traccia in giro.

Sono ancora vivo, tiè!

E' parecchio che non scrivo. infatti sono mesi, ma la realtà è che...non ho niente da scrivere. Insomma, l'inverno è quel che è, di novità degne di nota non ce ne sono, fatti privati non li voglio scrivere... insomma ormai mi stavo perfino dimenticando di questo blog.

Comunque per il 2010 cercherò di essere più prolifico, anche se ho paura di diventare logorrico (che non è una parolaccia, anche se lo sembra).

Al prossimo post.

giovedì 12 novembre 2009

Nel ventennale della caduta del muro

A BERLINO NEL 1989, CON UN PEZZO DI MURO IN UNA MANO, UNA CARTOLINA NELL'ALTRA ED IL MURO ALLE MIE SPALLE

Il 9 novembre 2009 a Berlino hanno festeggiato il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e ne hanno parlato tutti: radio, TV, giornali, ecc e quindi anche io ne scrivo su questo blog perchè io quel muro l'ho visto e l'ho toccato (e martellato).
Se mi chiedessero dove ero io quel giorno, la risposta sarebbe "In Germania, a Monaco di Baviera" in quanto dal settembre 1988 alla primavera del 1990, l'anno dei mondiali in Italia, ci ho vissuto, lavorando allo Sheraton Hotel, ad Arabella Park (Per vedere uno slide-show di foto scattate in quel periodo, cliccate QUA) come cameriere. Ricordo che quel giorno sono andato a mangiare nella sala-mensa ed ho viso tutti i colleghi accalcarsi davanti alla TV. Ho chiesto ad un italiano (allo Sheraton lavorava gente da tutto il mondo) che stava succedendo e lui parecchio eccitato mi disse che a Berlino stavano spaccando il muro. Io il tedesco non lo capivo, quindi quelle immagini commentate in un idioma a me sconosciuto mi parvero paurose. Temevo che da un momento all'altro da una torretta sarebbe partita una raffica di mitragliatrice contro quella gente. Per fortuna mi sbagliai.
E questo è quello che ricordo di quel giorno.
Durante il periodo che ho lavorato allo Sheraton, abitavo nella loro casa del personale che era un condomino parecchio anti-estetico nonchè distante dall'hotel, condividendo la stanza con Andrea di Piteccio (PT) e Stefano di Cortona (AR) i quali oltre che compagni d'appartamento erano anche colleghi di lavoro ossia anche loro camerieri al ristorante Atrium (Nello Sheraton c'erano -non so se la situazione è cambiata in questi 20 anni- due ristoranti: l'Atrium e l'Halt Bayern Stube, oltre che un sandwich Bar e tutti aperti anche ai non clienti dell'albergo). Essendo colleghi nello stesso ristorante, era rarissimo che tutti e tre si avessimo un giorno libero contemporaneamente, figuriamoci quindi la sorpresa quando il direttore del ristorante (il defunto Hans Willeim Kessler) ci diede a tutti e tre ben due-dico-due giorni liberi! Decidemmo di approfittarne per noleggiare un'auto approfittando dello sconto del 50% che l'Avis -o la Herz, non ricodo- che aveva un ufficio nello Sheraton, offriva a noi dipendenti per andare da qualche parte. Ho dimenticato chi di noi tre propose Berlino ma l'idea piacque a tutti, dato che avevamo il sentore che entro breve quel muro sarebbe sparito e che quella sarebbe potuta essere per noi l'unica occasione di vederlo ancora in piedi.
ANCHE IO HO PICCONATO IL MURO...
Il viaggio in macchina lo fecimo di notte. Io ero un bel po' cotto in quanto mi ero svegliato alle 4:30 del mattino. La ragione era che dovendo sempre cominciare alle 6:00 ed essendo la casa del personale dalla parte opposta di Monaco, per prendere le giuste coincidenze della metropolitana, dovevo uscire di casa alle 5:00. Andrea, pensando che tanto non ne avrebbe avuto bisogno in Germania, aveva lasciato la patente in Italia e per non rischiare multe decidemmo che lui avrebbe fatto il navigatore ed io e Stefano a turno gli autisti.
Data la stanchezza, io mi sdraiai sui dedili posteriori e mi addormentai, risvegliandomi al confine. Andrea, come ho scritto, non aveva la patente ma noi sì. Ebbene, (punizione del destino?) noi eravamo sprovvisti di passaporto mentre lui ce l'aveva! Ripensandoci 20 anni dopo, siamo stati un po' sciocchi a partire senza nemmeno informarci dei documenti necessari, ma eravamo giovani e pensavamo che dato che per entrare nella Germania Federale (BD) bastava la carta d'identità, lo stesso sarebbe valso per entrare nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Al confine scoprimmo che non era così e che per entrare avremmo dovuto fare uno speciale permesso d'entrata (a pagamento, naturalmente) simile nell'aspetto al permesso di soggiorno per cittadini extracomunitari emesso dalla questura italiana. Insomma, ci siamo lasciati scattare le fotografie, abbiamo pagato e con il foglio in mano siamo entrati nella DDR.
Dal confine fino a Berlino non abbiamo visto niente perchè era buio. Arrivati a Berlino, siamo andati alla dogana e siamo rientrati nella BD, con la polizia di frontiera della DDR che ci ritirò il foglio ottenuto all'altro confine. Stava albeggiando, abbiamo fatto colazione in un bar e siamo andati alla ricerca di un hotel, trovandolo da qualche parte. Non ne ricordo il nome. Poi siamo andati a cercare il muro per fotografarlo. Durante il tragitto ricordo che abbiamo visto un palazzo di 4 o 5 piani in fiamme, con i fuochi che uscivano da tutte le finestre.

TURISTI A BERLINO (DA SINISTRA:IO, STEFANO ED ANDREA)
Il muro era ancora in piedi, tutto ricoperto di murales, con decine di persone armate di martelli e scalpelli che lo picconavano, chi per estrarne pezzi da rivendere come souvenirs, chi per scattare una foto, chi per disprezzo nei confronti della costruzione. Io, Andrea e stefano presimo in prestito un martello ed uno scalpello da un "picconatore" ed a turno ci scattammo una foto ricordo. C'era poi una bancarella improvvisata dove un uomo vendeva T-shirts pezzi di muro di varie dimensioni, i più piccoli dei quali si torvavano racchiusi in vaschette di plexiglass lunghe due centimetri e larghe uno, dal prezzo di 5 marchi tedeschi al pezzo. Ne comprai un paio, uno dei quali lo persi non so dove nè quando. L'altro pezzo invece, una volta tornato a Monaco, lo feci traforare da un meccanico dello Sheraton (ci lavoravano anche meccanici, elettricisti e riparatori a tempo pieno. Un albergo da 650 camere ha sempre bisogno di riparatori disponibili 24 ore su 24) per fargli infilare un anello in modo di poterlo usare come portachiavi. Recentemente, dopo averlo avuto com eme nel mio mazzo di chiavi, anche in Inghilterra ed in Giappone, la parte di plexiglass traforata si è staccata ed ora lo conservo in un cassetto. Prima o poi dovrò trovare il modo per riparare quella vaschetta.

SOUVENIRS DEL MURO DI BERLINO...
Tornando al muro, ogni tanto si vedevano delle torrete di legno usate dalla gente per sbirciare dall'altra parte. Su una di esse ho scattato qualche foto. Dopo la classica foto da turisti sotto il cartellone che avvisava la gente che stavano per lasciare il settore americano (cartellone che oggi probabilmente si trova in un museo) siamo rimontati in macchina. Dopo aver ascoltato lacanzone "Le ragazze dell'Est" di Claudio Baglioni in un'audio-cassetta che ci eravamo portati dietro, ricordo che io dissi "ed ora andiamo a vederla anche noi, le ragazze dell'Est".Arrivati al primo varco, ci viene detto che i non-tedeschi potevano attraversare il confine solo ed esclusivamente dal posto di frontiera detto Check Point Charlie. Dopo averlo trovato, ci viene detto che non abbiamo il passaporto. morale: un'altra volta il foglio che fecimo al confine tra le due germanie quella stessa mattina ed altri soldi che presero il volo con Andrea -l'unico dei tre con il passaporto- che rideva di gusto per vendicarsi del fatto che durante il viaggio di notte l'avevamo preso in giro perchè noi la patente ce l'avevamo dietro e lui no.

A BERLINO EST
Arrivati dall'altra parte del muro, abbiamo visto una città diversa, vecchia, degradata, grigia. Il tempo brutto poi non ci ha aiutato ad apprezzarla. Sembrava che là il tempo si fosse fermato alla fine della guerra. Le macchine erano tutto vecchie Tramband, di quelle che nella BD si vedevano solo nei musei. Noi guidavamo un Golf GTD e tutto i tedeschi dell'Est la guardavano cme se fosse stata una Ferrari od una Rolls Royce. Oggi le cose sono cambiate ma quella volta era veramente così. Tra le poche cose che ricordo di quella parte della città ci sono le due statue di Marx ed Engels, il primo seduto, l'altro in piedi. Erano veramente mastodontiche e mi sono divertito a farmi scattare tre foto, due seduto sulle gambe di Marx (e per salirci mi son dovuto arrampicare come un funambulo) e l'altra tenendo per mano Engels come un bimbo. Ad Alexander Platz (che io conoscevo per via della canzone di Franco Battiato) ho voluto entrare nella metropolitana per vedere com'era. Una volta stanchi di Berlino Est, tornammo nella parte ovest, per goderci un po' Berlino di notte ma purtroppo il tempo ha cancellato parecchi ricordi di quella parte del viaggio.

BERLINO EST. UNA FOTO CHE QUALCHE MESE PRIMA MI AVREBBERO ARRESTATO PER AVERLA SCATTATA
Il giorno dopo abbiamo deciso di allungare un po' la strada del ritorno per vedere anche Lipsia. Dopo aver attraversato ancora il confine (altri soldi per il permesso che ci lasciarono) ed aver guidato a velocità eccessiva, poco prima di Lipsia...ci fermò una pattuglia della polizia. Io già mi vedevo arrestato come spia dalla Stasi, rinchiuso in un gulag e torturato per confessare chissà quali segreti. Invece ci appiopparono una mega multa esagerata per eccesso di velocità! Il bello è che prima di partire da Monaco parecchi colleghi tedeschi ci avevano avvisato che nella DDR le multe per eccesso di velocità erano super-salate e che la polizia era molto severa. A dire il vero la cifra che volevano farci pagare era maggiore di quella che potevamo permetterci ed alla fine ci fecero uno sconto (grazie, eh?). Dopo esserci promessi a vicenda che mai e poi mai avremmo detto a nessuno della multa (promessa che io non mantenni....) arrivammo a Lipsia.
Di quella città ricordo solo il centro commerciale, con articoli che nella parte capitalista dell'Europa non si vedevano da decenni. Infine arrivò la notte ed arrivammo incolumi a Monaco.
Dato che il giorno dopo io (l'unico dei tre che lavorava al turno mattiniero) avrei dovuto consegnare la macchina entro le 10:00 e col serbatoio pieno, persimo un'oretta buona a cercare un distributore, trovandone uno vicino allo Sheraton (come ho già scritto, dalla parte opposta da dove abitavamo noi). Mesi dopo ci mangiammo le mani scoprendo che c'era un distributore anche vicino al nostro appartamento, solo che era dalla parte opposta della strada che percorrevamo sempre noi da e per il centro o da e per il posto di lavoro....

T-SHIRT IN VENDITA A BERLINO OVEST
Insomma, furono due giorni pieni, stancanti ma belli. Per la prima volta (e per me l'ultima. Per Andrea e Stefano non lo so) vidi il muro tutto intero e mi feci un'idea di come poteva essere la vita nell'Europa dell'Est. Qualche mese dopo lasciai la Germania e successivamente seppi dell'unificazione delle due germanie in uno stato unitario dai giornali.Oggi Berlino (almeno stando a sentire i mass media) è completamente cambiata da come l'avevo vista io. Magari un giorno ci tornerò e ne scriverò in un altro post.

ALTRE T-SHIRTS. PECCATO NON AVERLE COMPRATE...
Ps: Per vedere le foto scattate in quei due giorni, cliccate QUA

giovedì 3 settembre 2009

RAID A FIUMICINO

Martedì primo settembre 2009 non ho lavorato. Motivo? Ho chiesto un giorno libero (anzi, una notte libera) per andare a prendere mamiko ed il piccolo M.Y. all'aeroporto Leonardo Da Vinci(1) a Fiumicino (Roma). Ebbene sì: sono tornati! Sono stati tre mesi di solitudine (e di lavoro notturno in hotel,di lavoretti in casa,di rinnovamento del mobilio -sempre sia lodato il fondatore dell'IKEA -, di dieta, (14 chili in meno in tre mesi, e scusate se è poco...) ma finalmente ora sono qua!

Il viaggio da Riccione a Fiumicino è stato misterioso. Mi sono affidato al Tom Tom Go per la strada. Fino alla periferia di Roma, tutto bene. Il navigatore ha scelto la strada più breve: autostrada da Riccione a Teramo, poi raccordo e quindi autostrada da Teramo a Roma, (la famosa "strada dei parchi"). Dato che son partito alle 14:00, ho pensato che per le 19:30 sarei arrivato senza problemi, anzi mi sono portato dietro un libro perchè pensavo addirittura di arrivare in anticipo. A quell'ora del pomeriggio, non si può fare a meno di ammirare il paesaggio attorno alla strada dei parchi. Soprattutto si rimane colpiti dal Gran Sasso D'Italia, la montagna più alta degli appennini, la quale, senza neve, sembra guasi (non si offendano gli appassionati: ho scritto "guasi", eh?) una montagna dolomitica. Poi però la montagna non si può più vedere perchè si entra in un tunnel lungo 10 chilometri e si esce dalla parte opposta e dato che quando si guida, si guida e basta(2) non si può più ammirare la montagna.

L'autostrada costeggia L'Aquila, ed io mentre procedevo, ogni tanto guardavo a a destra ed a sinistra per vedere se c'era qualche casa distrutta dal terremoto. Ne ho vista una che sembrava mezza diroccata, ma poteva benissimo essere una casa in demolizione. Per il resto non ho visto niente che facesse pensare che c'è stato da poco un terremoto. Niente tranne ad un certo punto un grande tendone con l'insegna della croce rossa. E poi dei cartelli indicatori su sfondo rosso, forse messi lì per i responsabili del G8, chissà.

Ad un certo punto, però, prima di arrivare al Grande Raccordo Anulare (G.R.A.), il Tom Tom mi ha fatto uscire ad un paesino il cui nome ho scordato. Lì per lì non ne capivo il motivo. Pensavo che andare avanti e poi prendere la strada per Fiumicino sarebbe stato meglio. Ma poi ho pensato che avrebbe potuto benissimo esser successo un grossissimo incidente sul G.R.A. che aveva bloccato il traffico, oppure che a quell'ora c'erano tante macchine di pendolari che rincasavano e quindi il Tom Tom voleva farmi fare una strada alternativa.
Infatti qualche giorno prima di partire, ho tirato fuori il navigatore dalla scatola dopo mesi e mesi che non lo usavo e gli ho fatto un up-grade via internet. Poi gli ho aggiunto (pagando) il software per fargli calcolare percorsi alternativi in caso di code segnalate dal servizio stradale. Insomma, non so se fu il software o se semplicemente il Tom Tom è diventato scemo, ma ho seguito il percorso che mi consigliava, non senza una certa paura, lo confesso. Già altre volte (anche se rare) mi aveva portato fuori strada. Una volta ricordo che ero a Nervesa Della Battaglia (Vedi QUA) e dovevo andare a Vittorio Veneto. Imposto il navigatore per portarmi al museo della grande guerra di quella città e mi ritrovo nella piazza principale di un paesino che non conoscevo, col Tom Tom che davanti alla chiesetta mi dice "Arrivo"!

Insomma, seguendo la direzione del Tom Tom, sono passato attraverso Frascati, Rocca di Papa, Albano, qualche altro paese ed infine Ostia, prima di arrivare all'aeroporto. In altre parole ho by-passato Roma guidando attraverso i comuni limitrofi in senso orario e devo ammettere che sono dei comuni molto belli. Un giorno ci tornerò, naturalmente senza fretta, anzi, con qualche giorno a disposizione per soggiornarci e per visitarli ben bene.

Già immaginavo che Mamiko era arrivata e che mi stesse aspettando. Invece all'uscita degli arriviti internazionali c'era un casino di gente ma loro due no. Ho provato a cercarli in giro ma niente, allora ho pensato che forse erano ancora dentro. Infatti dopo 5 minuti Mamiko esce, mi saluta, mi mette in braccio il piccolo M.Y. (che nel frattempo è cresciuto di alcuni centimetri) e mi dice che torna dentro a prendere i bagagli e che ci vorrà tempo, probabilmente perchè la Guardia Di Finanza le avrebbe aperto un pacco contenente ingredienti per cucinare piatti giapponesi. Insomma, dopo altri 30 minuti siamo tutti e tre insieme e ci dirigiano alla macchina.

Durante il viaggio del ritorno il Tom Tom non è impazzito, ci ha fatti fare il G.R.A. senza problemi. Tanto a quell'ora (le 20:40) c'era poco traffico.

Il viaggio del ritorno mi ha fatto poi decidere una cosa: la prossima volta che andrò a prenderli in un aeroporto così lontano da casa (se ci sarà, una prossima volta) invece di tornare subito indietro, ci fermeremo una notte in un hotel! Sapevo che mi sarebbero venuto delle botte di sonno, lo sapevo. La notte prima avevo lavorato, la mattina del viaggio non ho potuto dormire perchè c'erano tante cosette da fare (cosette che prese singolarmente, si sbrigano presto, ma considerando che erano tante, alla fine la mattinata se ne era andata via) e quindi la stanchezza l'avevo messa in conto. Per meglio affrontare le fatiche del viaggio, mi ero comprato sei Red Bull. Inoltre avevo preventivato parecchie pause agli autogrill per bere caffè. Ma quando arriva il sonno, non esistono espressi e/o Red Bull che tengano. Un conto è la stanchezza, un conto è il sonno. Per evitare incidenti mortali (tiè!) ogni due autogrill mi sono fermato per fare 5, 10 minuti di pisolino, ma anche così non bastava. Per via delle pause da una parte ed io che non volevo andare troppo forte dall'altra, siamo arrivati a casa due ore dopo rispetto alla tabella di marcia. Poi, tra scarico bagagli, sistemazione delle cose, doccia, ecc. sono andato a dormire alle 6 del mattino di mercoledì 2 settembre.

A mezzogiorno sono arrivati i miei due nipotini, figli di mio fratello, F. di 10 anni e S. di 6 -Vittorio (mio fratello) non mi ha autorizzato a pubblicarne i nomi (anche se devo aggiungere che io non gliel'ho mai chiesto se potevo o meno)- che scalpitavano per ri-vedere il loro piccolo cuginetto.

Sono stati due giorni parecchio movimentati.

Adesso per almeno un paio di settimane continuo a lavorare di notte, lasciando Mamiko ed il bambino a casa. Ma quando finirà la stagione turistica e sarò libero, potro fare il babbo full-time.

E questo è tutto. Alla prossima.

(1) Il cui codice aeroportuale internazionale è FCO. Bologna invece è BLQ, Rimini è RMN, e Nagoya è NGO. Ma quante ne so?

(2) Peccato però che molti se ne dimintichino/freghino di questa elementare regola.

lunedì 27 luglio 2009

Piccole news

Sono ormai passati due mesetti senza che mi facessi vivo in questo blog. Perchè? Perchè non è che abbia molto da dire. Mamiko ed il bambino sono sempre in Giappone e per fortuna che esiste Skype, sennò sarebbe un salasso economico mostruoso, dover fare telefonate intercontinentali tutte le volte. Oltretutto per motivi finanziari, non potremmo vederci/sentirci tutti i giorni come ora ma al massimo una o due volte alla settimana.

Sempre sia lodato chi ha inventato Skype!!!!

Appena sbarcato a Bologna, ho ricevuto una telefona dall'hotel nel quale avevo promesso di lavorare. Ho dovuto rifiutare perchè non ce l'avrei fatta fisicamente a reggere una notte sveglio. Infatti sto facendo un nuovo lavoro, mai fatto prima: portiere notturno. Lavoro dalle 21:30 di sera alle 7:00 di mattina, ogni giorno anche sabato e domenica (anzi: soprattutto sabato e domenica, che sono i giorni più pieni).

Tra le varie mansioni, oltre a dover ricevere i clienti, consegnargli la chiave della camera, fargli caffè-tè-capuccini se li vogliono ed aspettare sveglio in caso succeda qualcosa (speriamo di no), devo anche apparecchiare per le colazioni, pulire il bar col Vetril, spazzare attorno all'hotel la mattina presto (di solito alle 5:00) e poi aspettare, aspettare ed aspettare. Ho già letto 5 libri, incluso un tomo in inglese, una biografia di Michelangelo ("The agony and the ecstasy") da 1200 pagine che avevo comprato a Londra nel 1992, che avevo letto un paio di volte all'epoca e che credevo di aver irrimediabilmento perduto fino a quando non mi sono deciso a fare un piccolo repulisti nella soffitta, trovandolo in uno scatolone sotto una bel po' di ciarpame. Ogni settimana poi compro anche la Settimana Enigmistica. Sto diventando forte al Bartezzaghi ma ancora non riesco a scrivere le definizioni che chiedono i simboli chimici degli elementi.

Quando stacco, torno a casa, faccio qualche lavoretto di pulizia (almeno quando mi viene la voglia), la spesa, vado in giro, guardo la TV, insomma, niente di speciale. Il pomeriggio lo dedico ad una delle più alte espressioni dell'attività umana: il sonno!
Certo, mi perdo il sole, il mare, l'abbronzatura, la spiaggia, i bikini, le nuotate ma... chisse ne frega! Tanto senza mia moglie e senza il bambino mi farei solo due scatole così.

Recentemente ha aperto l'IKEA anche a Rimini. Quindi non abbiamo più bisogno di intasare l'autostrada (e di arricchire i Benetton con il pedaggio, i Moratti con il pieno e lo stato con le accise) per andare a quello di Bologna o di Ancona. Ci sono andato due volte, la seconda delle quali...in bicicletta! Volevo vedere se era possibile. Ebbene sì: è possibile arrivarci pedalando ad andatura sostenuta in un'ora ed un quarto partendo da Riccione (zona Ponte Marano) ma...meglio non farlo col sole che c'è in questo periodo! (Per la cronaca, la distanza è di una quindicina di chilometri. Per chi non è del posto, aggiungo che l'IKEA si trova all'uscita autostradale Rimini Nord). I prossimi viaggi ce li farò con la macchina, dato che ho intenzione di cambiare la camera da letto ed un conto è comprare piccoli oggetti, un'altro un intero letto (anche se smontato ed inscatolato in modo da occupare meno spazio possibile) con materasso, cassettiere e mobili vari.

Un'altra piccola novità è che il vecchio album fotografico on-line che avevo con Aruba.it l'ho cancellato. Semplicemente mi ero stufato di dover pagare ogni anno quando potevo averne uno gratis con Google. Inoltre quello con Google mi permette anche di scrivere i commenti alle foto in giapponese (nel caso ne avessi bisogno), mentre l'altro no. In questo periodo ci sto ancora caricando le foto, penso di finire per la fine dell'estate. Chi volesse darci un'occhiata:

http://picasaweb.google.it/MarcoFerriMarco

Che poi sono le stesse foto che sto caricando anche sul mio profilo su FaceBook.

Bon, altro non c'è. Non posso promettere di scrivere più spesso, perchè le giornate scorrono sempre uguali, ma se vi capita, continuate a dare un'occhiata a questo blog.

sabato 30 maggio 2009

Blitz in Giappone

Di solito non scrivo mai dove vado su questo blog, prima di andarci. Tranne poche eccezzioni, ho sempre scritto dei miei viaggi dopo averli fatti. Chissa perchè, poi. Forse per paura che i ladri, sapendo che non sono in casa, ne approfittino? In ogni caso anche in questo post parlo di un viaggio appena concluso: il viaggio in Giappone.

E' stato un viaggio breve, un blitz (parola tedesca che vuol dire "lampo") direi. Da martedì 19 a venerdì 29 maggio.

Lo scopo di questo viaggio, contrariamente a quelli passati, non è stato il tornare nella città dove ho vissuto per 7 anni (Nagoya), nè per incontrare sia gli amici che gli ex studenti (anche se mi sarebbe piaciuto tanto tanto), nè per fare il turista ma per accompagnare Mamiko ed il piccolo M.Y. dai suoi nonni e da suo zio. Adesso loro sono ancora là e ci staranno fino alla fine dell'estate.

Dato che il viaggio è stato breve e che non ho visto molto del Giappone, le uniche foto che ho scattato sono di M.Y. e dei suoi parenti. Dato poi che è una regola che mi sono autoimposto, quella di NON pubblicare su internet le foto del bambino, mi dispiace ma di questo viaggio non mostrerò nessuna immagine.

I suoi nonni e suo zio, ovviamente erano felicissimi di poterlo rivedere. I suoi bisnonni (ossia i miei nonni), gli altri suoi zii (mio fratello e mia cognata) ed i suoi cugini invece non erano molto contenti di sapere che per 3 mesi non lo rivedranno. Ma in fondo è anche giusto che se lo godano un po' anche i suoi parenti lontani, non solo noi. Ed inoltre dopo oltre un anno di assenza, Mamiko non vedeva -giustamente- l'ora di tornare un po' a casa, di rivedere i suoi amici e di mangiare un po' di cibo giapponese (ma quello vero, non quello dei cinesi che si spacciano per giapponesi ed aprono ristoranti ). Infatti appena sbarcati, siamo saliti nella macchina di mio suocero e siamo andati.... a mangiare sushi al Sushi-Hiro a Kanie, lo stesso dove l'hanno scorso ho girato questo video.

Come ho già accennato, non ho incontrato nè gli amici (scusate ragazzi, eh?) nè gli ex studenti. Spero che stiano tutti bene e che non se la siano presa.

Adesso sono tornato a Riccione ed aspetto che passi l'estate. Gli altri anni invece non vedevo l'ora che arrivasse. Così và il mondo.

日本から行って来たばかり。今回時間はきつかったので誰も(友達も、生徒たちも)会わなかった。今回の旅の目的は観光ではなくて麻美子とM.Y.ちゃんを日本まで連れて行くだった。どこも行かなかったので子供に写真しか撮らなかった。インタネットにM.Y.ちゃんの写真をのせるのをしたくないから、今回写真を見せれない。ごめんなさいね。
今僕はイタリアに戻って、麻美子とM.Y.ちゃんはまだ日本にいる。9月ぐらいまだ迎えに行く予定だ。