mercoledì 8 agosto 2007

BACK TO CAPORETTO & VISITA AL CASTELLO DI MIRAMARE (TRIESTE)

(Post ricopiato ed incollato dal precedente blog, ormai in disuso):

Domenica 8 luglio ho fatto un'altra delle mie gite, di quelle che ci si alza alle 4:00 del mattino e si fanno macinare chilometri alla propria macchina. Ho pensato sia di ritornare in un posto che avevo già visitato due volte (Caporetto) che in un altro che avevo intravisto dalla strada e dal treno ma che non avevo mai visitato (il castello di Miramare). Comunque questo è stato l'itinerario:






Qui di seguito ci sono alcune immagini. Quelle con scritto "GUARDA IL VIDEO" apriranno la relativa pagina su YouTube. Alcuni filmati sono lunghi,alltri invece durano pochi secondi. Buona visione.










Naturalmente, una volta arrivato e parcheggiato la macchina, ho cercato/trovato l'ufficio informazioni turistiche (Caporetto/Kobarid è molto piccola, lo si trova subito) ed in base al depliant (in italiano), ho deciso di seguire il sentiero segnato, in modo da riuscire a vedere tutto.





La città ed i luoghi visitati, visti dal satellite.





E qual'è l'attrazione maggiore in un paese il cui nome è legato ad una sconfitta militare (o vittoria, nel caso si sia austriaci), al punto che è diventato sinonimo di disastro? Ma il museo della guerra, of course. Quello di Caporetto/Kobarid è molto famoso. Dopotutto qua è dove si è svolta l'ultima vittoria dell'impero austro-ungarico, un anno prima di cessare d'esistere. Ed allora andiamo al museo che tra l'atro costa solo 4 euro -poco!- ed ha spiegazioni anche in italiano. (Stando qua, uno si accorge che tutti parlano italiano. Io la prima volta che ci venni -12 anni fa- non sapevo che era così vicino al confine perchè ci arrivai con la corriera partendo da Lubiana, quindi quando tutti mi parlavano in un italiano grammaticalmente perfetto,anche se con un accento straniero, chiesi come mai lo parlassero e loro mi spiegarono che il confine era ad un tiro di schioppo. Confesso pure che prima di venirci...pensavo che fosse in Italia!)






Un ricordino della grande guerra, offerto dalla FIAT/ANSALDO (Già allora non si limitavano a fabbricare automobili)




Il museo non conserva solo cimeli del conflitto. Conserva anche testimonianze del passato della zona, dei vari popoli che l'abitarono e dei vari invasori che l'annessero al proprio impero (perfino i mongoli). Tristi sono le testimonianze del periodo fascista: cartelli di divieto di parlare sloveno, foto di locali distrutti durante azioni di squadrismo, foto di deportati, ordini di arresto per elementi "sovversivi", un cartello originale dell'epoca con su scritto "In questo negozio si parla solo italiano" ed altro ancora, che fa capire come mai gli italiani in queste zone non siamo mai stati visti di buon occhio...







Dopo il museo, ho pensato di fare un giretto in bici, prima di recarmi all'ossario (la seconda tappa). La prima volta (12 anni fa) che venni qua, era inverno e non c'era nessuno in giro. La seconda volta (tre anni fa) era primavera e di gente ce n'era poca. Questa volta invece c'erano molti turisti. Italiani, tedeschi, francesi, americani e (naturalmente) sloveni.





L'ossario è stato inaugurato nel 1938 da Mussolini. I soldati che qua riposano (pace all'anima loro) sono stati prelevati da cimiteri vicini e qua tumulati. Ce ne sono due con il mio cognome (vedi il video), ma non sono miei parenti.







Targa all'ingresso del viale che porta all'ossario.









Mi sono fatto in tre!





L'ossario completo






Dall'ossario parte un sentiero che alla fine porterà al ponte di Napoleone. Tre anni fa io lo percorsi partendo dal lato opposto (dal ponte, appunto) con la bicicletta-il sentiero era largo- ma poi a metà strada il tempo era brutto e lasciai perdere. Ciò mi fece venire l'errata convinzione che esso fosse TUTTO ciclable, ecco perchè quest'anno ho deciso di cominciare a percorrerlo partendo dall'ossario, sempre con la bicicletta. Ho avuto un bel po' di occasioni per pentirmene...









Io, me e Marco in un momento di relax, sui resti di una chiesa paleocristiana


Se fin'ora il sentiero era una striscia di terra larga pochi centimetri (e pure in salita), d'ora in poi avrà dei tratti in cui si trasformerà in una scalinata. Pensate a me con la bicicletta! Molti turisti mi guardavano e ridevano...





Però il ponte di corde valeva la pena di attraversarlo e di ammirare il fiume Isonzo che in questo tratto è di un verde stupendo. Dal ponte si vedevano turisti con le canoe e turisti che prendevano il sole. Mi sarebbe piaciuto risalirlo fino alla sorgente, ma secondo la mappa era lontano ed avrei perso tempo. Oltretutto avevo pure scordato il cellulare a casa ed a me il telefonino funge anche da orologio, quindi non sapevo nemmeno che ora fosse.



Vicino a Caporetto/Kobarid si trova la cascata più suggestiva della Slovenia, di nome Slap Kozjak. Il nome viene dal ruscello Kozjak, affluente di sinistra dell'Isonzo. Si trova vicino al ponte di corde. Prima di arrivarci c'è quest'altra cascata:






E poi, dopo aver attraversato un ponticello che mi ha ricordato quello (invisibile a noi spettatori) che Harrison Ford deve attraversare per raggiungere il Santo Grall nel film "Indiana Jones e l'ultima crociata", ecco la cascata tanto agognata. Un solo commento: valeva veramente la pena di scarpinare così tanto per vederla!






Sull'Isonzo c'è un ponte chiamato "Ponte di Napoleone", costruito nel 1750. Il depliant dice che più tardi vi passò l'esercito del generale francese, ma non dice se fu durante la campagna di Russia e se lui in persona lo varcò. dice anche che fu fatto saltare in aria dagli austro-ungarici il 24 maggio 1915 quando l'Italia entrò in guerra e che durante il conflitto gli italiani lo ricostruirono prima in legno e poi in ferro.



Il ponte visto da sud...




...e visto da nord!



A questo punto, avendo visto tutto, ho pensato di rimpatriare passando per Gorizia. Oggi il passaggio di frontiera è ridotto a pura formalità ma leggendo su internet ho saputo che all'epoca della guerra fredda lungo il confine tra Gorizia e Nova Gorica c'erano barriere, torrette d'osservazione e militari a stufo. Non per niente la chiamavano la Berlino italiana.





L'ultima tappa è stato il castello di Miramare. Ricordo che la prima volta che lo vidi (dal treno che fece tappa all'omonima stazione) mi rimase impresso il nome dato che Miramare è anche una frazione di Rimini. Successivamente, all'epoca in cui collezionavo schede telefoniche (ebbene sì: anche io ho un passato da collezionista di schede telefoniche!) mi capitò tra le mani un catalogo di schede con le foto di vecchie emissioni, tra cui quelle che la SIP (allora non aveva ancora cambiato il nome in TELECOM) aveva emesso in occasione dei mondiali di calcio Italia 90. Era una serie di schede telefoniche dedicate alle regioni d'italia. Una foto di un monumento rappresentativo per ogni regione. E quel monumento fu scelto per il Friuli-Venezia-Giulia? Esatto: il castello di Miramare!






Alle mie spalle, l'ultima tappa della gita.





Costruito tra il 1856 e il 1860 -quando Trieste era il porto principale dell'impero Austro-ungarico e non una città italiana- per volere dell'arciduca Massimiliano d'Asburgo (quello che poi andò in Messico con l'intenzione di diventarne imperatore me che fu fucilato dai rivoluzionari), all'interno conserva ancora il lussuosissimo arredamento. La principessa Sissy (quella vera, non la Romy Schneider del telefilm che ogni anno in estate la TV italiana trasmette) ci alloggiò parecchie volte. L'origine del nome la si capisce chiaramente. All'interno non ho fatto film ma solo foto. Eccone alcune (le altre sono su http://fotoalbum.marcoferri.eu/ ):






Visto dal satellite







The ticket to the castle


E' il primo castello in cui ho visto un bagno dell'epoca. Il mobile rivestito di legno è un water.




La camera da letto



Mi piacerebbe un quadro così, a casa mia.

Ho fatto anche due filmati dall'esterno:





Peccato non aver avuto il tempo di passeggiare per il parco del castello, ma il tempo era tiranno ed ho dovuto ripartire (anche perchè se mi fossi trattenuto ancora, sarei arrivato a casa la mattina del giorno dopo, invece che a mezzanotte come poi sono riuscito ad arrivare).

Beh, è stata una giornata intensa ma sono contento di aver fatto questa gita. Ho anche visto che ci sono ancora molte cose da visitare a Trieste. Prima o poi ci tornerò.
E per finire:




due souvenir della giornata

PS: tutte le foto sono su http://fotoalbum.marcoferri.eu/

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, ti sei fatto proprio un bel giro!

Ti spiego un po' di "fenomeni" strani che hai vissuto al confine fra Italia e Slovenia.
Ai posti di controllo la carta d'identità non viene sempre richiesta (a volte volte basta far vedere che ce l'hai e a volte capita che i poliziotti non ci siano neanche), il tutto fino a gennaio 2008 quando la Slovenia abolirà i controlli alla frontiera come previsto dal Trattato di Schengen, ma bisogna sempre fermarsi per l'eventuale controllo.
Lo spazio fra i posti di controllo italiano e sloveno sono terra "di nessuno" per modo di dire: appartengono all'incirca metà a uno e metà all'altro, nel senso che il confine, spesso invisibile a occhio nudo, corre nel mezzo di quella zona.

Bye

Costanza ha detto...

x me è stato interessante leggere della tua gita, dato che abito a gorizia e conosco benissimo i posti dove sei stato. faccio parte della minoranza slovena in italia, e riguardo ai cartelli che hai visto nel museo "QUI SI PARLA SOLTANTO ITALIANO", be' qui da noi era molto dura. c'era tanta gente che ha sofferto ed è stata uccisa. nella mia famiglia, mia nonna insegnante alle elementari con lingua d'insegnamento slovena, è stata arrestata e ha subìto parecchi maltrattamenti. queste cose non si sanno in giro per l'italia, perchè... non lo so perchè. così, dato che ho visto che l'argomento ti interessa, ho deciso di postare questo commento... ciao ciao!