martedì 31 luglio 2007

A GORIZIA, AD OSLAVIA & BACK TO REDIPUGLIA

(Post ricopiato ed incollato dal precedente blog, ormai in disuso):

Venerdi 12 Gennaio 2007

Il tutto e' cominciato con una promessa fatta a Nagoya a Matteo B, ossia che se fosse venuto in Italia e se io avessi avuto tempo, sarei andato a trovarlo. Quando in dicembre Matteo scrisse che dal primo al 14 di gennaio sarebbe stato in Italia, dopo un bel po' che non ci veniva, ho pensato di mantenere la mia promessa. Matteo abita a Fogliano Redipuglia, cittadina famosa per la presenza del piu' grande sacrario militare d'Europa (piu' di 100mila morti) del quale ho gia' parlato in un post precedente. Dato che sapevo che lui non avrebbe potuto dedicarmi molto tempo, ho pensato bene di approffittare dell'occasione per fare anche il turista in una citta' che non avevo ancora visto: Gorizia
Il castello e la citta' vista dal medesimo.Le montagne sullo sfondo sono in territorio sloveno.
Gorizia e' conosciuta per svariati motivi, soprattutto legati alla prima guerra mondiale. Nel 1916 fu infatti conquistata dai soldati italiani al prezzo di 21.630 morti e di 52.940 feriti. I soldati dell'epoca cantavano (sottovoce e senza farsi sentre dagli ufficiali) "Oh Gorizia tu sei maledetta/Per ogni cuore che sente coscienza/Dolorosa ci fu la partenza/E il ritorno per tutti non fu". Fu una vittoria di Pirro, insignificante da un punto di vista militare ma che il governo di allora esalto' come una grande vittoria. Del fatto che (per dirla tutta) Gorizia non fu nemmeno conquistata tutta (alcuni quartieri rimasero in mano austro-ungarica fino alla fine del conflitto), naturalmente il governo minimizzo'. Ma Gorizia fu anche la salvezza del Generale Cadorna, che fino al 1916 vedeva la sua posizione in pericolo perche' i politici esigevano risultati che lui non consegnava. Dopo la presa, la sua posizione fu assicurata.Almeno fino a Caporetto (1917) quando fu silurato. Poi si sa come ando' la storia: il confltto fini', 20 anni dopo ce ne fu uno peggiore ed alla fine della seconda guerra mondiale la citta' si trovo' divisa in due: Gorizia in territorio italiano e Nova Gorica in quello yugoslavo. Per anni Gorizia venne soprannominata "La Berlino italiana", una citta' tagliata in due da un muro (anche se quello che ho visto io non era un muro ma un recinto) in cui capito' che un contadino abitasse in uno stato ma che la sua terra fosse nell'altro. Insomma, Gorizia aveva abbastanza requisiti per suscitare il mio interesse, ed in piu' ce ne aveva un'altro: la presenza di un sacrario in cui non ero ancora stato.
Il tricolore che sventola dal 1918
Ma torniamo al 3 gennaio. Tutti mi dicevano di non andare in macchina, che era pericoloso. Chi mi diceva di usare il treno, chi di andarci con qualcuno, chi di rinunciare proprio perche' troppo lontano. Ai primi rispondevo che un viaggio in treno ci mette 6 o 7 ore, che secondo gli orari delle FFSS, se avessi voluto arrivare ad un'ora decente (tipo alle 9:11) sarei dovuto partire alle 23:38 del giorno prima, cambiando a Rimini e poi a Mestre (chi crede che io dica cazzate, dia un'occhiata a http://www.trenitalia.it/ ) mentre in macchina ci avrei messo al massimo 4 ore e mezza (ed infatti cosi' fu). Ai secondi risposi che se aspettavo qualcuno, avrei fatto in tempo a morire di vecchiaia. Infatti non e' facile trovare qualcuno interessato ad andare a Gorizia e/o libero proprio quel giorno. Ai terzi non rispondevo proprio. Certo, quelli che mi mettevano in guardia contro la possibilita' di incontrare nebbia, neve e ghiaccio li ho ascoltati ed infatti fu per questo motivo che decisi di partire cosi' presto: per andare piano che non si sa mai. Il viaggio fu tranquillo. Ghiaccio niente, neve inesistente e solo un piccolo banco di nebbia dopo Venezia. Per il resto, una bella giornata di sole anche se fredda (alla faccia dei menagrami,tie'!). La strada fu Rimini-Ravenna-Chioggia-Venezia e poi l'autostrada per Trieste. Per colpa di una fila di camion,da Ravenna a Chioggio non ho potuto superare i 90 all'ora e magari cio' fu un bene, chissa'.
Grande invenzione, l'autoscatto!

Come dicevo, dato che Matteo non poteva che incontrarmi di pomeriggio, io ho usato la mattina per visitare la "Berlino italiana". Prima tappa: il castello. Sorge su una collina e domina tutta la citta'. Gorizia non e' poi tanto grande, anzi si puo' dire che e' piccola e che dal castello la si vede tutta. Naturalmente si vede anche Nova Gorica, ma uno che non sa in quale lato si trovi, non l'indovinerrebbe mai. Infatti il confine non e' segnato da un muro alto (tipo quello di Berlino che ebbi la fortuna di vedere nel 1989, prima che venisse abbattuto) o da un fiume. Il castello pero' e' bellino. Un castello medioevale al cui interno sono conservati molti mobili dell'epoca. Non sarebbe male per girarci qualche film fantasy. Sul castello svetta (dal 1918) la bandiera italiana e non mancano terghe di marmo a commemorare la presa di Gorizia (sui cui costi e sulla cui utilita' militare ho gia' scritto prima).
Oggi e' una ricostruzione.Un tempo fu la triste realta'
Dopo il castello, si puo' non andare a visitare il museo della Grande Guerra, il quale e' oltretutto a 100 metri dall'entrata del castello? Ma naturalmente no. Dopotutto qua c'e' stato il fronte, qua c'e' stata la guerra ed una visita al museo e' un atto dovuto (andreste a Parigi senza vedere il Louvre? Si? Allora non dico piu' niente!). Interessante nel museo la stanza dedicata al generale Diaz, con cimeli suoi originali. Oppure la ricostruzione delle trincee a grandezza naturale. Adiacente al museo ci sono anche il museo archeologico e quello della moda che si possono visitare con un unico biglietto e per accedere ai quali non e' necessario uscire: sono collegati tra di loro.
Piazza Della Transalpina.Il confine internazionale (le piastrelle marroncine,i vasi e la rete dietro)Due cartelli ai lati opposti della Piazza della Transalpina
Lati opposti dello stesso cippo,in Piazza della Transalpina
Sto attraversando il confine di stato. Alle mie spalle l'Italia. Di fronte la Slovenia. E niente passaporto!
Dato che siamo in una citta' di confine,ho voluto vedere...il confine,appunto. Le custodi del castello (molto gentili) mi hanno indirizzato a Piazza Della Transalpina, oggi una normale piazza della stazione ma che fino al 2004 era una vera e propria frontiera, con gendarmi, controllo passaporti, perquisizioni ecc. Oggi restano le targhe, i cippi commemorativi, i cartelli segnaletici delle frontiere in tre lingue (italiano, sloveno ed inglese) ed una linea di demarcazione per terra, ma non ho visto poliziotti e nessuno mi ha detto niente quando ho "attraversato il confine". Insomma, da Berlino italiana si e' passati a due citta confinanti. Chissa' che effetto faceva negli anni della guerra fredda abitare in un palazzo dalla cui finestra si vedeva un'altra nazione.
La chiesa di Sant'Ignazio
Manifesti in due lingue.Si vede che siamo al confine!
Pranzo goriziano

Dopo questa terza tappa, ho fatto un po' di giretti nel centro storico. Non si puo' non concordare con Matteo: Gorizia e' una citta' "austriaca" come architettura. E si vede. Per esempio le guglie della chiesa di Sant'Ignazio, e' piu' probabile vederle a Vienna che a Roma. Poi un bel pranzetto di specialita' locali (gnocchidipaneaglispianciconformaggio, LUBIANSKAossiacarnefrittaconprosciuttocottoeformaggio e patatecottealforno). La cameriera non si era avvista che io ero forestiero e mi elencava il menu' dando per scontato che io conoscessi gia' i nomi. Ho dovuto fermarla e chiederle delucidazioni piu' volte.
Oslavia: esterno, interno e la tomba del generale Achille Papa
Mio babbo nel 1957 ed io cinquant'anni dopo
Finito di mangiare, sono andato al sacrario di Oslavia,a pochi Km dal centro (si vede anche dal castello). Oslavia e' il nono sacrario della grande guerra che ho visitato (dopo quelli che Asiago, di Fagare' Della Battaglia, di Nervesa Della Battaglia, del Pasubio, di Rovereto, del Monte Grappa, di Caporetto/Kobarid e di Redipuglia. Non finiro' mai di ringraziare quelli di http://www.cimeetrincee.it/ per tutto le info che mi permisero le varie visite). Qua riposano 57.200 italiani e 539 austroungarici. In effetti anche a me la disparita' e' subito balzata all'occhio. In questo sacrario mio babbo ci fece il militare nel 1957. 50 anni dopo io ci feci il turista, anche se non e' affatto un luogo di divertimento. Mentre camminavo per i corridoi e guardavo le nicchie (pure un omonimo di mio fratello c'e'), non ho potuto fare a meno di pensare alle migliaia di italiani caduti prigionieri degli austro-ungarici e morti nei campi di concentramento austriaci, ungheresi, cecoslovacchi, ecc. Secondo la mentalita' militare dei generali italiani dell'epoca, chi cadeva prigioniero era un vile (D'Annunzio per esempio defini' i prigionieri -con molto disprezzo- "Imboscati d'oltralpe") e non meritava considerazione. Migliaia di quei prigionieri morirono all'estero e furono dimenticati e mai onorati dalla patria (cioe' l'Italia). Un esempio concreto e triste si puo' leggere su http://cronologia.leonardo.it/storia/a1918y.htm Poi i prigionieri che riuscirono in qualche modo a tornare, dovettero pure subire l'umiliazione di interrogatori, campi d'internazione e controlli vari da parte delle autorita' per capire se si erano arresi al nemico senza combattere, se fossero stati disertori, se durante la prigionia avessero preso il "morbo sovietico", ecc. Un vero schifo, se me lo lasciate dire.
Con Matteo B.

Lasciato il sacrario di Oslavia, sono andato a Fogliano Redipuglia, al sacrario, dove ho incontrato Matteo. Mentre l'attendevo ho passeggiato per il Colle Sant'Elia, un vero e proprio museo all'aperto della guerra. Un colle conquistato anch'esso a prezzo di miglaiai di vite umane. Poi e' arrivato Matteo e con lui sono salito sul sacrario, ho acceso un cero a Neri Luigi e Neri Pietro, i due zii di mio nonno, morti nel 1918 (almeno loro furono identificati. In questo sacrario giacciono anche migliaia di ignoti) e poi insieme siamo saliti in cima, chiacchierando del piu', del meno, dell'Italia, del Giappone, del lavoro, ecc.. In cima abbiamo visitato il mini-museo e poi siamo ridiscesi. Ho notato che dei curiosi si sono fermati a vedere le nicchie davanti alle quali ho deposto il cero. Si vede che sono pochi che lo fanno. In effetti mi risulta che l'ultimo della famiglia a venir qua fu mio nonno negli anni '60. Poi piu' nessuno fino al 2005 (io). Dopo un bel caffettino e l'ho accompagnato a casa sua con la macchina. Nelle mie intenzioni c'era di accompagnarlo e poi partire (stava diventando tardino), ma poi si sa come vanno a finire le cose e sono entrato in casa sua dove ho conosciuto sia i suoi genitori che sua figlia. Quando il sole comincio' a tramontare, li ho salutati tutti e sono tornato a casa. Questa volta ho fatto l'autostrada, allungando un po' il tragitto ma potendo usufruire di una maggiore velocita'. Una giornata niente male. Due giorni dopo sono partito per Genova, ma questa e' un'altra storia, che scrivero' piu' avanti.Fine di questa puntata...

Ps: non dimenticate di dare un'occhiata al fotoalbum con tutte le foto della gita: http://fotoalbum.marcoferri.eu/

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